Maternità punita: violenza invisibile al lavoro

Io : “Buongiorno (..anonimato.). Ci siamo sentite al telefono e se preferisce possiamo darci del tu, come mi ha chiesto, nessun problema. Cosa sta succedendo nella tua vita che ti porta oggi da me ? ”

Lei: ” Ho avuto un figlio e dal quel momento in poi è cambiato tutto sul luogo di lavoro; sono stata al lavoro fino all’ultimo e ho usufruito dei mesi minimi per poter accudire il mio bambino alla sua nascita ma al mio rientro ho saputo da una collega che il mio ruolo di responsabile di ufficio era stato affidato a lei e che da quel momento in poi mi sarei dovuta occupare di gestire le telefonate o quasi. Capisci ? è una vita che sto lì, ho fatto crescere io quel posto e ora è come se non ci fosse più nulla, alcuna storia lavorativa. Trattata come l’ultima arrivata che deve fare la gavetta.”

Storie di questa tipologia di ” Genere” mi è capitato di ascoltarne tante, purtroppo.

Il potere lavorativo si esprime molto in queste forme subdole di umiliazioni, di maltrattamenti psicologici che “puniscono” la donna che ha avuto l’ardire di voler mettere al mondo un figlio nato grazie, del resto, ad un uomo e lungi da me di voler fare discorsi di guerra tra maschi e femmine.

La legge tutela queste forme ” datoriali “di prevaricazione che causano un demansionamento, tecnicamente si potrebbe dire uno “straining” che produce effetti devastanti nel proprio modo di sentirsi adeguati, dal punto di vista lavorativo, tanto da sperimentare problemi seri poi sulla salute ( insonnia, ansia, e via dicendo..).

Tuttavia, non esiste soltanto la legge.

L’arretratezza culturale di alcuni ambienti lavorativi in Italia è veramente, a volte, molto sconfortante.

Una donna che genera una nuova vita, è una donna che merita il rispetto di poter essere autonoma economicamente e non dipendente dal proprio uomo; Ella alleverà suo figlio educandolo alla libertà, all’iniziativa, all’importanza di essere assertivi e di affermarsi in modo sano nella società.

Si resta sconcertati poi da quante donne, sul lavoro, siano le prime ad essere violente con le donne che hanno partorito. Una specie di competizione di donne al maschile su chi riuscirà ad affermarsi prima nello sviluppo della propria carriera.

” No . Non ti è capitata una sventura. Sei di fronte alla necessità di dover gestire due ruoli. Le tue risorse interne ti permetteranno di affrontare questa pressione ambientale anche grazie alla tua maternità che ti sta dando l’energia della vita.”

Da quel momento in poi mi piacerebbe gridare la mia rabbia per l’ingiustizia che osservo ma scelgo di accarezzare psicologicamente solo Lei , donna libera che , nel suo essere mamma che lavora, mi guarda negli occhi e afferma la sua forza interiore.

Decido che potrò sostenerla come e quando vuole durante la sua battaglia legale, che certamente vincerà …ma dentro di me una voce mi ripete di non lasciar cadere invano il suo urlo nel silenzio e mi ritrovo qui a scrivere di Lei.

Ecco. sono un granello di sabbia, e vorrei essere una montagna ma voglio dirti Grazie a nome di tutte le donne, anche di chi come me, non ha figli.

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